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venerdì 22 settembre 2017

Creiamo un calamaio con la “FUSIONE A CERA PERSA”


 
Vi siete mai chiesti come nasce un calamaio?
 
In molti risponderanno a questa domanda dicendosi che tutto, anche un prezioso calamaio, nasce da uno “schizzo”, un disegno sul quale riflettere e ragionare.  E in effetti è così: il disegno è la prima cosa “concreta” da cui prendono forma tutti i prodotti Bortoletti, compresi le penne e i calamai.

Ma come si passa da uno schizzo, un’idea di prodotto, ad un calamaio vero e proprio?
Seguiteci in questo breve percorso che vi farà scoprire le principali fasi di lavorazione di un calamaio, attraverso una delle tecniche più antiche ed ancora oggi utilizzate nelle produzioni di precisione e valore. Iniziamo il nostro piccolo viaggio dunque.

Le idee di prodotto sono sempre frutto di un’attenta riflessione fra forma del calamaio desiderato, stile, decoro originale, penna con la quale si accompagnerà.
Per far questo innanzitutto ci riuniamo e valutiamo assieme ogni singolo aspetto. Già, ogni singolo aspetto, perché nei nostri prodotti i particolari sono importantissimi.
Ecco allora che andremo a ricercare, fra i numerosi progetti di calamaio che i maestri Elio Martella e Agostino Venturini hanno realizzato per noi, quello che più si avvicina a ciò che abbiamo in mente di realizzare. In questo caso però non ci troviamo di fronte a dei modelli fisici veri e propri, ma soltanto a dei raffinati disegni.
 
 
Quindi? In che modo si passa da un disegno (che ha solo due dimensioni) ad un oggetto fisico (che ha tre dimensioni)?
 
Per fare questo utilizziamo la “fusione a cera persa”, che permette di realizzare modelli con grande precisione e uno dei processi più utilizzati anche (ma non solo) nella produzione di oggetti preziosi, tipicamente nelle oreficerie di alta gioielleria.
 
Come dicevamo, si parte dal disegno ed è Massimo Bortoletti che si occupa di questa prima importantissima fase. E’ lui infatti che si occupa (con l’ausilio di un computer) di “trasformare” il disegno (che come noto ha 2 dimensioni) in un modello virtuale in 3 dimensioni (con le relative profondità e volumi). Provate ad immaginare quanta sensibilità ed esperienza visiva per immaginare profondità e volumi di un oggetto che vedete solo disegnato in due dimensioni.
Questo “modello virtuale” (perché oggetto tridimensionale soltanto raffigurato tramite un software) è la base con cui una speciale fresa ricaverà dal “pieno”, cioè scavando ed incidendo pezzo a pezzo (come uno scultore moderno) un cubo di metallo, a questo punto ritorna nelle mani di Elio Martella che nel banco da orefice lo completa fino ad ottenere la forma corrispondente a quanto desiderato. Questa la prima fase del processo. Abbiamo così ottenuto il primo fondamentale “modello” di calamaio.
 
A questo punto il modello di calamaio verrà fissato in un contenitore dove verrà colata della gomma liquida al silicone e lasciata indurire. Tagliata la gomma in modo opportuno (e qui bisogna fare attenzione, c’è tutto un sapere...) avremo ottenuto il “calco” del calamaio, vale a dire l’impronta originale e fedele. Abbiamo completato la seconda fase.
 
E la cera? Quando entra in gioco la cera?
 
A questo punto, verificato bene che le due parti che compongono il calco del calamaio siano chiuse bene e combacino perfettamente, andremo ad iniettare dentro lo spazio lasciato dal modello della cera liquida. La cera liquida, infatti, ha la caratteristica di riuscire a raggiungere e riempire tutti gli spazi del calco. Lasciata raffreddare ed estratta dal calco avremo quindi ottenuto un secondo modello di calamaio perfettamente identico alla matrice. Abbiamo completato la terza fase.

Eccoci giunti quindi alla fase da cui prende il nome questo particolare processo, “fusione a cera persa”.
Le cere ottenute vengono saldate a caldo in un albero di cera fino ad ottenerne un “grappolo” con il numero di cere desiderate, Il grappolo viene poi riposto in uno speciale contenitore metallico (capace di resistere ad alte temperature) che viene riempito di gesso. Atteso che il gesso si sia indurito, il contenitore viene messo in un forno e portato a 800 gradi circa. Ecco che a quella temperatura la cera (di cui sono fatti i nostri modelli) si scioglierà e colerà lungo il fuso ed altri appositi fori (vale a dire andrà “persa”) lasciando la propria forma ed impronta perfetta all’interno del gesso. Abbiamo ottenuto lo stampo in gesso del calamaio, completando la quarta fase.

A questo punto il gesso verrà utilizzato come stampo in negativo e, utilizzando gli stessi fori di fuoriuscita della cera, andremo a colare del metallo fuso all’interno per poi lasciarlo raffreddare in ambiente con temperatura controllata. Concluderemo poi il processo distruggendo l’involucro in gesso esterno ed estraendo il nuovo “grappolo” che stavolta avrà dei veri e propri oggetti in bronzo al posto delle cere. Abbiamo completato il processo di produzione a “cera persa”.

Adesso procederemo a tagliare tutti i pezzi uno ad uno per sottoporli alle altre fasi di lavorazione e finitura superficiale a cui ogni singolo pezzo è sottoposto per renderlo idoneo ad essere montato in uno dei nostri prodotti e ad essere utilizzato dai nostri clienti in tutto il mondo.


 
Il risultato finale è una riproduzione rivisitata di calamai antichi in vetro con fregi e tappi in bronzo che conferiscono eleganza e carattere al prodotto.




 





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